01 giugno 2020
01 giugno 2020

Sebastien De Maio alla Gazzetta dello Sport

Le parole del difensore intervistato dalla Gazzetta dello Sport

804 Brescia Udinese 09-02-2020 © Foto Petrussi .jpg
Più che italiano si sente bresciano. <<Mi portò Maurizio Lombardi, avevo 19 anni, giocavo a Nancy. Brescia è diventata casa mia, ho conosciuto quella che è ora mia moglie (di Ospitaletto), ho avuto due figlie, ho giocato lì per anni>>. Finché la carriera di De Maio, 33 anni, francese (ma ha pure passaporto italiano), un corazziere, non solo un eccellente difensore, non ha preso un'altra piega e lo ha portato a essere stabilmente un calciatore di Serie A. Che ora è all'Udinese, con un contratto firmato fino al giugno 2022.

De Maio, facciamo rewind, torniamo a Brescia
<< Sono arrivato che ero un ragazzino. A 19 anni ho esordito in B. Ma è stato fondamentale fare esperienza e Celano in C2 con Giacomo Modica, quello che poi è stato il vice di Zeman. Al Sud ho imparato a vincere le battaglie, mi sono formato. Poi sono tornato. Brescia, ho vinto la B con Iachini, stavo andando bene con Cosmi. Mi sono fatto male a una caviglia>>.

Nel 2013 la svolta. Va al Genoa
<< In Italia ho conosciuto Diego Tavano che più che un procuratore è un grande fratello per me. Mi ha detto: c'è il Genoa. È un grande club, ricco di storia e tradizioni. Sono andato>>.

E Gasperini l'ha fatta diventare un difensore importante
<<Prima ho avuto Liverani. Ma, si. Gasperini è stato l'allenatore più importante che ho avuto in carriera. Non me ne vogliano gli altri, alcuni bravissimi, che ho avuto. Lui mi ha trasmesso una forza mentale incredibile. Mi ha fatto crescere sia dal punto di vista fisico che tecnico. La sensazione che hai è che ti fa arrivare alla partita preparatissimo. Da poco leggevo un'intervista del Papu Gomez. Diceva che in partita si riposa...Ovviamente, la cosa va interpretata, ma significa che in settimana col Gasp ti fai un mazzo così, fatichi tanto, ma quando entri in campo contro l'avversario sai perfettamente quel che devi fare. La medaglia la conquisti in settimana. A Genova ho passato tre anni bellissimi>>.

Poi ha giocato le coppe.
<<Bello, con l'Anderlecht ho rischiato di giocare la Champions, poi ho fatto l'Europa League, come a Firenze>>.

Da Firenze a Bologna
<<Con Donadoni, dove avevo Gotti come vice, ho giocato tanto. Quando è arrivato Inzaghi ha fatto altre scelte. E a gennaio del 2019 ho pensato che era meglio cambiare aria. Mi si è prospettata la possibilità di venire a Udine e l'ho colta al volo. Mi volle l'ex DS Pradé>>.

Ed è stato subito amore con Udine e l'Udinese
<<Mi sono trovato subito a mio agio. Esco spesso con Fofana, Mandragora, Lasagna e Nestorovski. Come tutti quelli che arrivano qui. Le strutture sono di alto livello. Non devi pensare a niente. L'ambiente è ottimo, la città mi piace e la mia famiglia quando viene si trova bene>>.

Lei è tornato a Brescia, invece, durante la pandemia
<<Si, per un po'. Ma ho avuto la fortuna di potermi allenare al Touring di Coccaglio perché è di un amico che mi ha concesso questa grande opportunità>>.

Ora è a Udine. Si riparte

<< Sarà un altro campionato. L'obiettivo è la salvezza>>.

Alla difesa non si può imputare nulla: nove volte la porta di Musso è rimasta inviolata. Prima del disastro quattro pareggi, prendendo solo due gol.
<<Il segreto è uno solo: tenere gli avversari il più possibile lontani dall'area. Comunque abbiamo un buon nucleo. Nuytinck ha esperienza, Becao si è integrato, Troost-Ekong conosce sempre meglio la A>>.

E Gotti piace anche a lei? Peraltro lo conosceva.
<<È uno che conosce bene il calcio. Ha idee precise, guida il gruppo, parla poco e quel che dice ti entra in testa>>.

Insomma lei, anche da cambio dei difensori, da Udine non vuole muoversi...
<<Assolutamente no. Sto benissimo. Mi hanno fatto sentire importante. Spero solo che la società sia contenta di me>>.


Francesco Velluzzi
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