Il lunedì sera successivo alla sconfitta contro l'Inter l'ospite di Udinese Tonight è Christian Kabasele. Il difensore bianconero ha analizzato la partita contro i nerazzurri e ha parlato di questa sua "nuova vita" da titolare, oltre che dei suoi compagni, degli obiettivi della squadra e di tanto altro.
La chiacchierata con Kabasele inizia analizzando la partita contro l’Inter: “Potevamo fare meglio tante cose. Nel primo tempo abbiamo sbagliato il pressing e una squadra forte come l’Inter ha potuto trovare troppo facilmente le uscite, è stato troppo semplice per loro arrivare davanti alla porta. La cosa positiva è che all’intervallo eravamo solo 0-1 e siamo rimasti in partita fino alla fine, ma siamo stati troppo timidi per creare pericoli a Sommer. Non è una questione di coraggio, ma di crederci di più. Quando giochiamo contro le grandi forse abbiamo troppo rispetto per loro. Le volte che siamo stati più aggressivi però abbiamo fatto bene, dobbiamo credere in noi stessi e nel fatto che possiamo giocarcela con tutte”. A Christian viene chiesto a che punto è la squadra in questa strada verso l’essere cosciente dei propri importanti mezzi: “Siamo a metà nel percorso verso la consapevolezza, ci mancano quelle due-tre partite di fila con 90’ di livello per fare un filotto come quello dello scorso febbraio. C’è tempo per farlo e poter dire di aver fatto un passo avanti”.
La chiacchierata con Kabasele inizia analizzando la partita contro l’Inter: “Potevamo fare meglio tante cose. Nel primo tempo abbiamo sbagliato il pressing e una squadra forte come l’Inter ha potuto trovare troppo facilmente le uscite, è stato troppo semplice per loro arrivare davanti alla porta. La cosa positiva è che all’intervallo eravamo solo 0-1 e siamo rimasti in partita fino alla fine, ma siamo stati troppo timidi per creare pericoli a Sommer. Non è una questione di coraggio, ma di crederci di più. Quando giochiamo contro le grandi forse abbiamo troppo rispetto per loro. Le volte che siamo stati più aggressivi però abbiamo fatto bene, dobbiamo credere in noi stessi e nel fatto che possiamo giocarcela con tutte”. A Christian viene chiesto a che punto è la squadra in questa strada verso l’essere cosciente dei propri importanti mezzi: “Siamo a metà nel percorso verso la consapevolezza, ci mancano quelle due-tre partite di fila con 90’ di livello per fare un filotto come quello dello scorso febbraio. C’è tempo per farlo e poter dire di aver fatto un passo avanti”.
Un’altra chiave di lettura per la partita che viene proposta è la troppa libertà lasciata a Piotr Zielinski a centrocampo, ma Kabasele non è del tutto d’accordo: “Zielinski è stato molto bravo, ha fatto girare l’Inter molto bene. Noi non abbiamo fatto il nostro lavoro, ma è difficile capire cosa non abbia funzionato, perché non avevamo un atteggiamento negativo e il mister non ci ha detto di restare indietro, anzi, è stato chiaro sul fatto che dovevamo essere aggressivi e andare a pressarli alti. Loro però sono molto forti e sanno andare in porta con due o tre passaggi, hanno giocato molto bene, sicuramente anche con il nostro aiuto”. Il difensore belga è d’accordo, invece, sul fatto che uno Zaniolo in più in campo avrebbe aiutato la squadra: “Ci è mancato tanto, perché sa tenere palla e contro l’Inter non lo abbiamo fatto bene, abbiamo perso tanti palloni. Con lui sarebbe stato diverso, sa difendere palla anche con due o tre uomini addosso. Dobbiamo trovare una soluzione per le prossime due o tre partite, non possiamo essere dipendenti da un singolo giocatore come era lo scorso anno con Thauvin”. Questa soluzione può essere Atta più avanzato? “Ha la qualità per fare il trequartista, ma è stato fuori più di un mese, non è facile esprimersi subito al suo livello, soprattutto contro la miglior squadra della Serie A. Arthur è un top player, ha personalità, quando non riceve palla si abbassa lui a prenderla. Il resto dipende da noi, dobbiamo essere bravi a metterlo nelle migliori condizioni possibili per esprimere il suo calcio”.
Anche contro l’Inter, Christian Kabasele è stato il perno centrale della difesa bianconera, ruolo in cui da alcuni mesi è titolare inamovibile: “Fa piacere, perché come ho detto tante volte io lavoro sempre allo stesso modo, che giochi o che non giochi. Nel calcio come nella vita mi preoccupo solo di quello che posso controllare, quindi penso a lavorare e ad essere una brava persona, poi è la vita a ricompensarmi. Mi fa piacere aver giocato tanto quest’anno, devo continuare così perché non ho il posto garantito ogni settimana, devo dimostrare allenamento dopo allenamento che merito di giocare. Quando sono in campo me la godo, so che si sta avvicinando la fine della mia carriera e gioco con meno pressione. Sono più tranquillo e provo a fare il mio lavoro sempre nello stesso modo. Non è cambiato nulla nel mio metodo di lavoro. Quest’anno semplicemente ho più continuità, ho preso il ritmo e in carriera mi sono sempre sentito meglio quando giocavo di più. Anche quando abbiamo fatto tre partite in una settimana non ho sentito le gambe pesanti, ho sempre lavorato duro per essere pronto in questo modo”.
Due anni e mezzo fa, al suo arrivo a Udine, sembrava impensabile che assumesse un ruolo così importante per la squadra. Kabasele spiega cos’è cambiato da allora: “Non è facile giocare solo una volta ogni tanto, poi per caratteristiche sono più adatto a fare il centrale della difesa a tre piuttosto che il braccetto. Va considerato anche l’adattamento, sono arrivato in un nuovo paese, ho vissuto per mesi in albergo mentre cercavo casa, c’erano tante cose che spiegano perché due anni fa non ero quello di oggi. L’importante è credere in sé stessi e io l’ho sempre fatto, ho più di 100 presenze in Premier League, ho giocato nel Belgio più forte di sempre, era solo questione di trovare continuità. L’adattamento dipende da giocatore a giocatore, ma anche Messi ha dovuto adattarsi all’inizio quando è arrivato a Parigi. Io ero reduce da sette anni a Londra, dovevo trovare il mio equilibrio dentro e fuori dal campo”.
Lui e Padelli sono la vecchia guardia che si è fatta trovare pronta nel momento del bisogno in questa e nella scorsa stagione: “Non è semplice scendere in campo solo una volta ogni tanto e farlo bene. Io l’ho fatto lo scorso anno, Padelli lo sta facendo. L’età non conta, conta solo quello che puoi dare sul campo e l’esperienza aiuta. Questo discorso vale anche per i giovani. In Italia si ha timore di far giocare i giovani, ma se sei forte non c’è un’età per giocare, conta solo il tuo rendimento. Con Daniele parliamo tanto, è una persona d’oro, mi ha aiutato tanto quando sono arrivato. Siamo i più esperti dello spogliatoio, per non dire i più vecchi (ride, ndr), quindi lavoriamo insieme per aiutare la squadra fuori e dentro il campo. Lui è importante per noi, ha giocato in grandi squadre e ha la calma per tenere tutti svegli e non farci fare una stagione anonima. Sono un tipo calmo pure io, ogni tanto mi arrabbio a casa con i miei bambini, e in campo un po’ con Solet (ride, ndr). In allenamento mi arrabbio quando perdo le partitelle, perché non mi piace perdere, nemmeno quando a casa gioco a carte”.
Un’altra cosa che fa arrabbiare Kabasele è il VAR: “Per me dovrebbe aiutare, ma per ora non lo fa, soprattutto in Italia. Al momento non è più un assistente, è diventato l’arbitro vero e proprio, guardano ogni piccola cosa al VAR. Non è più calcio questo, noi difensori non possiamo essere aggressivi perché ogni tocco in area è rigore. Se il VAR non aiuta nessuno non è utile”.
Osservando le statistiche, il difensore belga riconosce che l’Udinese debba migliorare per quanto riguarda i gol subiti: “Mi dà tanto fastidio essere una delle peggiori difese, ma è difficile capire il perché. Se consideriamo i singoli abbiamo tanta qualità, ma c’è qualcosa che non funziona. Poi va detto che paghiamo tanto i cinque gol di Firenze. Dobbiamo trovare una soluzione, ma è anche una cosa strana perché in tante partite non abbiamo difeso male ma abbiamo sempre commesso degli errori a livello individuale. Tranne che contro Milan e Inter, quando hai perso non avevi di fronte avversari così tanto superiori, ma abbiamo sempre sbagliato qualcosa e poi ci siamo trovati a recuperare, aprendo spazi e lasciando la possibilità agli avversari di segnare. La difesa deve essere brava a chiudere la porta, anche quando sbagliano quelli davanti a noi. Mi prendo le mie responsabilità, siamo una delle peggiori difese e il nostro lavoro sarebbe tenere la porta inviolata. Lavoriamo ogni giorno per cambiare questa cosa”.
In questa stagione, però, l’apporto di Kabasele alla difesa bianconera è sempre stato positivo e in diverse occasioni lo è stato anche quello all’attacco, anche se Christian vuole di più: “Non ho mai segnato il gol vittoria, ma spero di non dover aspettare tanto per farlo. Per un difensore è importante tenere la porta inviolata ma se posso dare di più in avanti voglio farlo in modo ancora più decisivo”.
Si passa a parlare poi dei compagni, partendo da uno dei giocatori che stanno al suo fianco, Thomas Kristensen: “È stato fuori infortunato per diverso tempo, non è facile ritrovare il ritmo quando si rientra. Però lo conosciamo, ha qualità, in estate lo hanno cercato grandi squadre e ha le potenzialità per diventare forte. Ora è un momento un po’ più difficile per lui, ma è normale, fa parte della sua crescita. Deve continuare a lavorare e spero faccia presto delle belle partite”. Kabasele ha belle parole anche per Matteo Palma, appena passato in prestito alla Sampdoria: “Prima che andasse alla Sampdoria gli ho detto: “Fai il tuo lavoro, hai delle caratteristiche che in pochi hanno a 17 anni, fai come fai qui in allenamento”. Lui è molto bravo ad ascoltare i più esperti, questa è una bella opportunità per crescere e tornare il prossimo anno forse anche a fare il titolare. Ha qualità, ma bisogna accettare il fatto che possa sbagliare, sta crescendo e gli errori fanno parte del suo percorso. Non va messo alla gogna per i suoi errori, deve lavorare per diventare in futuro titolare qui”. Al numero 27 bianconero viene chiesto anche dei suoi compagni attaccanti: “È difficile prendere palla a Zaniolo in allenamento, è molto forte fisicamente. Anche Gueye è difficile da marcare, davanti alla porta segna sempre e ha il fisico per tenere palla, ha solo bisogno di tempo per capire cosa fare in campo. Sarà un giocatore importante se in futuro Davis mancherà”.
Avvicinandosi alla chiusura dell’intervista, Kabasele soddisfa alcune curiosità di ospiti e tifosi, partendo dalle differenze tra giocare in una difesa a tre e in una a quattro: “L’unica cosa che cambia per me è che a tre ci sono le uscite dei braccetti, diversamente che a quattro. A tre Kristensen esce spesso sul dieci avversario e io devo scivolare rapidamente per coprirlo, mentre a quattro non hai tanti movimenti di questo tipo da fare perché il terzino non esce così tanto sul dieci e restiamo più nelle nostre posizioni”. A un mese di distanza, il centrale bianconero parla anche della sostituzione di Firenze, quando ha lasciato il campo dopo pochi minuti per far entrare Razvan Sava: “Non ho ricevuto spiegazioni da parte del mister, ma non devo nemmeno averle. Il mister fa le sue scelte, ha pensato che avevamo più possibilità di vincere giocando a quattro senza di me, quindi non c’è nessun problema. Magari se avessi giocato e avessimo preso comunque cinque gol staremmo parlando del perché non mi aveva tolto”.
Infine, un ringraziamento e un messaggio per i tifosi: “Sento che la gente mi apprezza, fa piacere. Mi hanno sempre sostenuto, anche quando non giocavo. So che la gente ha voglia di sognare, anche noi ne abbiamo, ma non è semplice. Ci sono tante squadre forti in Serie A, al momento siamo dove meritiamo di essere, siamo una squadra di medio-alta classifica. Adesso abbiamo tre-quattro mesi per provare a chiudere il gap con quelle davanti e vedere dove saremo in primavera, ma per ora siamo dove dobbiamo essere. Abbiamo una delle peggiori difese del campionato, la classifica potrebbe essere peggiore. Io guardo sempre il lato positivo ed è positivo essere decimi con questa statistica. Se miglioriamo in difesa possiamo scalare la classifica. Lunedì abbiamo una partita importante, poi ci sono Roma e Lecce. L’obiettivo è fare sette punti per essere lì”.

