18 marzo 2020
18 marzo 2020

ALDO OLIVIERI

Prima puntata della nuova rubrica "Gli allenatori della storia bianconera"

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Viene ricordato soprattutto per aver vinto con l’Italia di Vittorio Pozzo il campionato del mondo 1938 in Francia con cui gli azzurri bissarono il trionfo di quattro anni prima, ma in seguito si è affermato anche in qualità di allenatore, tra i più competenti  e nell’Udinese si è reso protagonista della duplice consecutiva promozione in soli due anni dalla C alle serie A (al 1948 al 1950). Il personaggio è Aldo Olivieri, nato il 2 ottobre del 1910 a San Michele Extra e morto a 91 anni a Camaiore, il 5 aprile del 2001. Olivieri (da ragazzino avrebbe voluto fare il ciclista, innamorato dalle gesta dei vari Girardengo, Belloni, Bottecchia), è stato un portiere molto forte tra i pali, dotato di coraggio e assai reattivo tanto da essere soprannominato “gatto magico” (dava sovente un saggio delle sue qualità atletiche e fisiche saltando a piedi uniti riuscendo a toccare la traversa con la spalla), ma si è consacrato a grandi livelli in ritardo essendo rimasto a lungo inattivo causa un gravissimo incidente di gioco occorsogli nel 1934 (in un’amichevole quando militava nel Padova assieme ad altri ex bianconeri, Foni, Spivach, Tavano, D’ Odorico). Olivieri, in un’ardimentosa uscita bassa tra i piedi dell’attaccante fiumano Andrea Gregar, fu fortuitamente colpito alla testa con un calcio che lo ridusse in fin di vita. All’ospedale di Padova fu sottoposto alla trapanazione del cranio, rimase in coma due settimane; per i sanitari non avrebbe potuto riprendere l’attività calcistica, ma dopo sette mesi tornò ad allenarsi, poi passò alla Lucchese da dove spiccherà il volo per approdare alla nazionale (1936). La frattura al capo però gli procurerà per il resto della vita forti emicranie e lo renderà sensibile ai cambi climatici. Dopo aver difeso i colori della formazione toscana fu acquistato dal Torino per poi concludere la carriera nel Brescia (1942-43).

CAMPIONE DEL MONDO 
Durante la sua esperienza in granata raggiunse il massimo rendimento culminato con la titolarità della porta dell’Italia a scapito di portieri forti e famosi quali Ceresoli e Masetti, soprattutto con la conquista del titolo mondiale a Parigi del 19 giugno 1938 contro l’ Ungheria battuta per 4-2, (L’ Italia scese in campo con: Olivieri, Foni, Rava; Serantoni, Andreolo, Locatelli; Biavati, Meazza, Piola, Ferrari, Colaussi). La rosa azzurra era completata da Ceresoli, Masetti, Monzeglio, Dionati, Genta, Olmi, Perazzolo, Bertoni, Chizzo, Pietro Ferraris, Niginho, Pasinati).  Con  l’Italia ha debuttato in nazionale il 15 novembre 1936 nella sfida amichevole contro la Germania (2-2). La sua ultima gara in azzurro porta la data del 5 maggio 1940, a Milano, in un’altra amichevole contro Germania (3-2). Ha difeso  la porta dell’ Italia 24 volte.

IL CAPOLAVORO DI UDINE
Con i guadagni che gli ha fruttato il calcio ha effettuato importanti investimenti, acquistò due case a Pisa, un bar a Viareggio, un cinema a Verona, ma durante la guerra gli immobili di Pisa e Verona andarono completamente distrutti a seguito dei bombardamenti.  Dopo l’evento bellico intraprese la carriera di allenatore guidò Viareggio con cui centrerà la promozione in B, poi Lucchese (altra promozione, stavolta in serie A), ancora Viareggio. Nel 1948 il presidente dell’Udinese Giuseppe Bertoli (su consiglio dell’ex attaccante Aldo Spivach compagno di squadra di Olivieri ai tempi in cui i due militavano nel Padova) lo convinse a trasferirsi in Friuli. Olivieri ha potuto avere carta bianca nella gestione della squadra e ha introdotto il concetto di professionismo, i calciatori dovevano essere a sua disposizione ogni giorno, le sedute di allenamento sono passate da due a cinque pretendendo che coloro che avevano un’altra attività o professione si dedicassero solamente al calcio. Il centravanti Silvano Pravisano, che era impiegato delle Ferrovie dello Stato, accettò e diede le dimissioni dall’ente pubblico, altri, vedi l’ala Enore Boscolo, studente universitario, rifiutarono. Pure Severino Feruglio, il capitano dell’Udinese, personaggio che godeva della fiducia del presidente Bertoli, si oppose al diktat preferendo conservare il sicuro posto al Catasto anche se in seguito, su pressione dello stesso Bertoli, fu integrato nella squadra bianconera svolgendo, unica eccezione alla regola, entrambi i lavori.  Olivieri, che era definito un “sergente di ferro” e che prediligeva non solo la disciplina, ma il duro allenamento, riuscì a trasformare l’Udinese in una vera famiglia, dimostrò da subito di avere le idee ben chiare, consigliò al presidente di acquistare i centrocampisti Athos Miniati (era stato ai suoi ordini nella Lucchese) e Giovanni Civili,  l’ala destra Ennio Roffi che si rivelarono pedine assai importanti per il ritorno in B della squadra.  L’Udinese, che in quella stagione adottò il sistema con il centromediano che agiva sulla linea dei due terzini, precedette sul filo di lana la Libertas di Trieste. L’anno dopo Olivieri mise definitivamente la firma sul suo capolavoro: l’Udinese conquistò la sua prima storica promozione in Serie A. Fu un campionato che vide la squadra a lungo solitaria in vetta per poi chiudere al secondo posto superata soltanto nell’ultima giornata dal Napoli. In quella stagione il presidente Bertoli assecondò in tutto e per tutto Olivieri acquistando il portiere Brandolin, il trio d’attacco della Mestrina Roffi-Darin-Perissinotto. Da Genova, sponda Sampdoria, rientrò all’ovile il terzino Zorzi, fu ingaggiato sempre dal club ligure, l’altro terzino, il fiumano Vicich, azzeccato si rivelò anche quello dal Chieti dell’ala destra Farina che in seguito si trasformerà in terzino tra i più quotati del calcio italiano. La campagna di rafforzamento fu completata con gli arrivi dalla Pro Gorizia  del mediano Bergamasco (diverrà qualche anno dopo il secondo dell’allenatore Nereo Rocco) e, dal Torino, dell’irlandese Paddy Sloan, atleta dalla cadenze lente, ma di buona tecnica e dalla spiccata personalità. Questa la formazione tipo dei bianconeri: Brandolin, Vicich, Zorzi; Snidero, Feruglio,Bergamasco; Dalle Vacche, Perissinotto, Darin, Miniati, Roffi. Trovarono spazio anche Roffi, Sloan, Farina,Snidero, Civili, Martinis, Marussi, Rosso e Taddio. Nei piani societari Aldo Olivieri avrebbe dovuto pilotare i bianconeri anche nel massimo campionato. Nei piani di Bertoli e del vice presidente Bruseschi (diverrà due anni dopo genero del presidente di cui ha sposato la figlia Laura) Olivieri avrebbe dovuto proseguire la sua avventura in terra friulana. In realtà ancora prima della conclusione del torneo cadetto, l’allenatore veronese accettò l’offerta dell’Inter (formulatagli dall’avvocato Giuseppe Prisco che diventerà in seguito suo grande amico) che guiderà dal 1950 al 1952 (conquistò rispettivamente il secondo e terzo posto). I tifosi friulani la presero male e il 29 ottobre 1950 quando l’Inter fu di scena al “Moretti” (l’undici neroazzurro vinse per 3-1 con doppietta del tulipano Wilkes atleta dall’immensa classe e di Miglioli, mentre per l’ Udinese andò a bersaglio Erling Soerensen) i fan bianconeri lo accolsero al suo ingresso in campo con una bordata tra fischi e insulti.

NUOVAMENTE UDINESE Aldo Olivieri tornerà però in Friuli nella stagione 1952-53, quella dell’esordio al timone del club di Dino Bruseschi. La stagione non fu esaltante con i bianconeri che si salvarono in extremis (in seguito l’Udinese verrà punita con la retrocessione perché accusata di aver addomesticato la sfida di Busto Arsizio con la Pro Patria del 31 maggio 1953 e vinta per 3-2) anche perché il 10 maggio 1953 l’organo disciplinare ribaltò il risultato ottenuto dai bianconeri al “Moretti”, 1-0 sul Bologna, in uno 0-2 per un sasso lanciato dal settore della gradinata che colpì al capo il rosso blu Giovannini costretto poi a rientrare negli spogliatoi. Olivieri passerà nel luglio del 1953 alla guida della Juventus (rimarrà due anni conquistando il secondo ed il settimo posto). Nel 1956 fu sospeso per un anno per aver trattato il trasferimento di alcuni calciatori, attività allora proibita almeno per gli allenatori.  In seguito siederà sulla panca della Pistoiese, della Triestina dal 1957 al 1959 (conquistando con i giuliani la promozione in A nel 1958). Quindi ha guidato Verona e Casertana di cui è poi diventato Direttore Sportivo nel 1968-69. Nel rispetto di una promessa fatta anni prima alla moglie Piera a 60 anni chiuderà con il calcio e aprì a Viareggio un esercizio pubblico (un bar).

G.G.
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