02 giugno 2020
02 giugno 2020

Juan Musso al Gazzettino

Le parole del portiere bianconero intervistato dal quotidiano Il Gazzettino

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Fa parte di una famiglia di laureati, suo padre è ingegnere, la madre è avvocato, una sorella è dottoressa in amministrazione aziendale, un’altra è contabile; il fratello minore, 18 anni, non ha ancora concluso gli studi superiori, ma sicuramente proseguirà dopo il diploma. Lui avrebbe dovuto concludere la scuola di giornalismo sempre a livello universitario. Ma l’amore verso il calcio ha avuto il sopravvento, oltretutto ci sapeva fare tra i pali, ha avuto anche il via libera per allenarsi più assiduamente nel Racing Club. “Lui” è Juan Musso, 26 anni compiuti il 6 maggio, “saracinesca” dell’Udinese con cui ha collezionato 55 gare di campionato. Ora lo attendono altre dodici gare cui dipende il destino dell’Udinese e l’estremo difensore potrebbe essere decisivo. «Il mio dovere è di applicarmi, crescere e difendere al meglio la causa dell’Udinese, ma il calcio è sport collettivo, tutti siamo decisivi nel bene e nel male».

Lei in questa stagione è considerato da tifosi e critica il migliore dei bianconeri...
«Mi fa piacere. Ho avuto la fortuna di capitare nel posto giusto; l’ambiente è ideale, città, tifosi, staff, società, proprietà per chi vuole fare il salto di qualità».

Saranno dodici gare in cui l’imponderabile assumerà un ruolo forse decisivo.
«È una situazione particolare, veniamo da un lungo stop, ma sarà soprattutto l’aspetto mentale a decidere; ne parliamo ogni giorno con mister Gotti, ci sta aiutando a essere forti psicologicamente e affrontare qualsiasi scoglio, per poter centrare l’obiettivo che rientra nelle nostre possibilità».

A livello tecnico dovrebbe essere privilegiato il possesso di palla, anche per evitare l’eccessivo dispendio di troppe energie.
«Condivido. I quotidiani allenamenti sono improntati anche nel giro palla, non lasciamo nulla di intentato e non possiamo farci trovare impreparati nel momento decisivo, ci sarà poco tempo per rimediare a eventuali errori. Ma l’applicazione da parte nostra è ottimale, siamo anche ben guidati».

Parliamo di De Paul. Anche il suo connazionale ha tratto non pochi benefici dal giocare in Friuli. Ora è uno dei migliori nel suo ruolo.
«Conosco da parecchio tempo Rodrigo. Giocavamo assieme al calcio da ragazzini, lui è un talento, un giocatore completo. A livello professionistico forse ha incontrato qualche difficoltà (al Valencia ndr), ma l’Udinese ha visto giusto quando lo ha acquistato e la fiducia della proprietà sul numero dieci è ben ripagata, il mio connazionale segna, difende, corre».

De Paul tre quartista o De Paul centrocampista?

«Sa fare tutto, lo ribadisco. Il ct dell’Argentina Scaloni lo utilizza in mezzo con risultati più che soddisfacenti, Rodrigo ormai è un punto fisso dell’Argentina; anche nell’Udinese da un po’ di tempo parte più da lontano,ma un atleta di valore, dalla classe notevole, fa bene in qualsiasi parte del campo. Lo dicono anche i gol che ha segnato (ben 22, ndr)».

A proposito di nazionale argentina, negli ultimi anni sta deludendo; perché?
«I risultati non sono pari alle attese generali. C’è una spiegazione, c’è un ricambio generazionale, non ci sono più alcuni elementi che hanno fatto la storia del calcio bianco celeste. Ci sta un periodo meno esaltante, ma ritornerà ben presto il sereno».

Che coinciderà con Musso titolare?
«Non lo so. Tutti vogliono giocare, ma è chiaro che le mie fortune sono legate al rendimento che garantirò all’Udinese, con cui voglio fare sempre meglio. Ma tutta la squadra vuole salire, ne abbiamo le possibilità».

Ci racconti di Agustin Rossi, per il quale l’Udinese sembra avere un debole al di là che lei vada via o rimanga ancora in Friuli.

«È un portiere di affidamento, reduce dalla più che positiva esperienza con il Lanus. È completo».
 
Come è la situazione Coronavirus in Argentina?

«Sono sempre in contatto con la mia famiglia. Il lockdown dura da tre mesi, ora arriva l’inverno a peggiorare la situazione. È una situazione difficile ci sono molti contagi, anche se non hanno raggiunto il picco dell’Italia. Sono preoccupato anche per i risvolti economici che la pandemia provocherà».

Guido Gomirato 
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